Einstein: un’occasione persa per la RAI
28 ottobre 2008Lo sceneggiato sulla “vita” di Einstein, proposto in due puntate su RAI UNO il 26 e il 27 ottobre 2008, è stata una vera e propria delusione. Peccato. Meritevole il tema e lo sforzo, tuttavia si è travisato molto e traslasciato il più. Non ho compreso il messaggio e lo scopo stesso dello sceneggiato; cosa esattamente volesse esprimere e quale messaggio volesse fornire.
Nessun riferimento all’amico di tutta una vita Michele Besso, i cui ringraziamenti si possono trovare alla fine del memorabile articolo Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento:
Per concludere, mi sia concesso menzionare l’amico e collega Michele Besso per avermi assistito fedelmente mentre lavoravo ai problemi discussi qui, e ringraziarlo per i numerosi e preziosi suggerimenti.
Interpretazione, a mio giudizio, assai discutibile del ruolo di padre e marito. Anche l’atteggiamento “sfrontato” dato al “personaggio” mi è sembrato esagerato e privo di quel vero significato di “uomo libero” che emerge dagli scritti e dalle lettere dello stesso Esintein.
Per la parte scientifica, poi, non si è detto nulla; qualche accenno mal proposto con evidenti errori di concetto, contribuendo ancora una volta ad “ingigantire” l’alone di mistero e la sensazione di incomprensione totale intorno al lavoro dello scienziato.
Personalmente, quindi, non mi è piaciuto affatto. Davvero un peccato aver sprecato una così bella occasione di mostrare, davvero, quali meraviglie riuscì a scorgere un uomo “comune” come tutti noi.
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Linx Edizioni
28 ottobre 2008Nel mio mestiere di sviluppatore Web, non capita spesso di partecipare ad un progetto che ti coinvolge in modo particolare. La mia passione per la fisica, questa volta, è stata pienamente appagata grazie a questa nuova iniziativa Pearson Paravia Bruno Mondadori.
Perchè Link?
Un sistema integrato per la didattica e l’apprendimento delle scienze: è questa l’anima della nostra proposta editoriale. Il “sistema Linx” propone, accanto a un catalogo eccellente di titoli per la scuola secondaria di secondo grado (a partire dall’anno scolastico 2009-2010), un insieme di contenuti e di servizi che coniugano i diversi linguaggi della comunicazione, con l’obiettivo di alimentare, fin dall’inizio, un contesto di scambio e di condivisione, un punto d’incontro sempre vivo tra l’editore e l’universo della scuola.
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Scegli il filmato con il nuovo On-Demand
16 giugno 2008Da oggi Pensieri Sottili E=mc2 Tv ti permette di scegliere in tempo reale il filmato (documentario, interviste, filmati d’epoca originali, etc…) da vedere. Cliccando sul bottone on-demand potrai accedere alla lista completa dei filmati disponibili.
Proponi un filmato
Se vuoi proporre un filmato che hai scovato, su YouTube o su qualche altro network libero, comunicamelo, sarò felice di inserirlo nel palinsesto di E=mc2 Tv.
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Etimologia: professione
16 giugno 2008Professionalità e professionalizzazione traggono origine, il primo all’inizio del XX secolo, il secondo dopo il 1980, dal termine professione, che viene dal latino professione(m), con il significato di dichiarazione, attestazione, manifestazione e, quindi, di mestiere, professione pubblicamente dichiarata. Professione(m) deriva da professus participio passato del verbo profiteri = riconoscere, dichiarare apertamente, composto di pro = davanti e fateri = confessare, riconoscere, intensivo del verbo fari = parlare, dire, da cui anche fatum = profezia, vaticinio, ovvero ciò che è stato annunciato.
Personalizzazione è il dare un’ impronta personale ovvero l’adeguare alla persona, il personalizzare. Il termine deriva dall’aggettivo personale dal latino tardo personalis = che riguarda la persona. Il latino persona era la maschera che copriva il capo dell’attore in teatro, la quale era costantemente diversa secondo i personaggi (comico, tragico, ecc.) rappresentati tanto che finiva per individuarne il carattere: in conseguenza, il termine assunse il significato sia di personaggio sia di persona nella sua individualità. Si pensa che il latino persona derivi dal greco prosopon = maschera, volto, attraverso l’etrusco phersu = maschera.
Specificamente viene da specifico dal tardo latino specificu(m), formato da species = specie con l’aggiunta di -ficus = -fico, che, in parole di derivazione latina, significa che fa.
Specificatamente viene da specificato, participio passato di specificare, dal tardo latino specificare, formato da species con l’aggiunta di -ficare, equivalente, nei verbi composti, di facere = fare.
Il latino species è la vista, lo sguardo e, quindi, l’aspetto esterno ovvero ciò che appare e viene dal verbo specere = guardare.
Per la formazione del verbo guardare l’italiano si è rifatto al franco wardon = stare in guardia, ma ha utilizzato specere ed i suoi derivati latini, che si riferiscono alla radice indoeuropea SPEK (=guardare), per la formazione di diverse voci, quali specchio, spettro, spettacolo, aspetto, cospetto, dispetto e così via.
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Etimologia: fegato
11 giugno 2008Dizionario della lingua latina di Ferruccio Calonghi edizione Rosemberg & Sellier del 1957, vale a dire, ahimè, i tempi del liceo. Alla voce iecur , fegato in latino, si legge: “secondo la credenza degli antichi, sede dei sentimenti e delle passioni, particolarmente dell’amore sensuale e dell’ira”, in altre parole quello che per noi è il cuore. Ciò spiega chiaramente perchè ancora oggi si dice avere fegato nel senso di avere coraggio ( o non aver paura ). Ma perchè, se i Romani dicevano iecur , noi invece diciamo fegato?
È una storia che inizia in cucina ai tempi dei Greci e tramandata ai Romani. I nostri antenati, infatti, usavano ingrassare alcuni animali, in particolare le oche (qualche buongustaio avrà già l’acquolina in bocca, pensando al fegato d’oca o, magari, a un patè de foie gras ), nutrendoli con grosse quantità di fichi, cosicchè non solo facevano ingrossarne il fegato (iecur) ma davano altresì a quest’ultimo un gusto del tutto particolare.
E così il fegato degli animali ingrassati con i fichi fu detto dai Romani iecur ficatum ( i Greci dicevano sukaton da sukon, fico), ma mentre iecur si perse per strada, ficatum lasciò le tavole imbandite e finì per indicare quello che oggi noi chiamiamo fegato, ovverosia la grossa ghiandola dell’apparato digerente comune a tutti i vertebrati, uomo compreso, il quale non solo continua a mangiare il fegato d’oca ma spesso si mangia anche il suo o quantomeno se lo rode.
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Etimologia: Sandwich
6 giugno 2008Doppio appuntamento questo settimana con Etimologia, giusto per inaugurare la nuova categoria
Anche il giocatore più accanito poteva essere preso, al tavolo da gioco, dai morsi della fame ed allora il problema diventava di non facile soluzione: continuare il gioco, mentre la fame aumentava, o soddisfare questo elementare bisogno e dover abbandonare, anche se temporaneamente, il tavolo.
John Montague, conte di Sandwich, uomo politico inglese di successo del settecento (1720-1792), che era appunto un accanito giocatore di carte, dovette trovarsi spesso di fronte a questa difficile scelta, che si risolveva sistematicamente con il salto del pasto, finchè il conte (o il suo cuoco?) non ebbe la luminosa idea del panino imbottito, ovvero due fettine di pane con una pietanza nel mezzo, mangiabile utilizzando una sola mano, mentre l’altra poteva restare al servizio del gioco. Da allora il nome di Sandwich è rimasto legato, in tutto il mondo, a questa vivanda, che noi faremmo bene, comunque, a chiamare panino imbottito o, se si preferisce un termine solo, tramezzino.
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Etimologia: perchè si dice Taxi?
2 giugno 2008Inauguro oggi una nuova categoria: Etimologia delle parole! Gli scritti che presenterò, ogni settimana, sono realizzati da mio padre, appassionato di etimologia e scritti, secondo me, in modo simpatico e scorrevole. Vi chiederete se quest’argomento non entri in conflitto con il resto di questo Blog? Io credo di no…
Molte parole del nostro lessico hanno una derivazione dalla lingua latina e dalla lingua greca. Quando una parola è per metà latina e per metà greca, non importa quale delle due stia prima, si dice che è un ibrido, che sta, appunto, ad indicare una parola alla cui composizione concorrono elementi di diverse lingue.Con lo stesso termine, come è noto, si indicano fenomeni analoghi nel mondo degli animali ed in quello dei vegetali, quando gli uni o gli altri sono generati dall’incrocio di individui di razze o specie diverse ( asino + cavalla = mulo; cavallo + asina = bardotto; mandarino + pompelmo = mapo ).
Rimanendo nel campo delle parole, un esempio di ibrido è “automobile”, termine che a noi viene dal francese automobile, composto con il greco “autòs” = “sè stesso” e con il latino “mobilis” = “che si muove” e, quindi, “che si muove da sè”.
È una parola che ha avuto una gran fortuna anche se la lingua parlata ha prodotto per troncamento il termine ‘abbreviato’ di altrettanta fortuna “auto” che, anche senza il “mobile”, si muove pur sempre da sè. Automobile o auto che sia, c’è, comunque, bisogno di chi la guidi e cioè dell’ automobilista che, quando lo fa per mestiere, diventa un autista.
Un ibrido è anche “tassametro” e cioè il contatore applicato alle autovetture in pubblico servizio per determinare il percorso fatto ed, in conseguenza, la somma da pagare. Tassametro è, infatti, formato da un elemento latino medievale “taxa” = “tassa” (termine che non suscita certo sensazioni piacevoli) e da un elemento greco “mètron” = “misura”.
Le cose, per verità, andarono così. All’inizio del XX secolo (appena conclusosi ), quando cominciavano a diffondersi le autovetture pubbliche, per indicare il contatore di cui sopra stava diventando d’uso corrente il termine “tassametro” che, in francese, suonava “taxamètre”. Sennonchè, un filologo francese del tempo non apprezzò affatto questo ibrido e propose di riportare tutto a fattor comune della lingua greca, utilizzando come primo termine il greco “tàxis”, che oltre al significato principale di “ordine, disposizione, fila” aveva anche quello di “determinazione d’imposta” e, quindi, di “tassa”. In tale modo l’ibrido “taxamètre” diventò “taximètre” di derivazione tutta greca e la vettura ad uso pubblico su cui era montato fu detta “voiture à taximètre” che, per desiderio di abbreviazione, diventò dapprima “taximètre” e successivamente “taxi”.
In Italia, mentre fu mantenuto l’originario termine ibrido “tassametro “, fu invece adottato, per indicare l’autovettura in servizio pubblico, il francese “taxi” addolcito in “tassì”. Quest’ultimo ha figliato, in Italia, il “tassista” ovvero “autista di taxi”, mentre la lingua francese ha conservato il termine “chauffeur” per autista e “chauffeur de taxi” per tassita.
Una curiosità: chauffeur in francese significa “fuochista” e fu adottato per indicare chi guida una automobile per il semplice motivo che i primi esemplari di auto utilizzavano, come forza motrice, una macchina (motore) a vapore, in quanto era l’unica fonte di energia disponibile fino all’invenzione del motore a combustione interna (motore a scoppio).
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Similitudini nei movimenti temporali e spaziali
25 aprile 2008PROLOGO
Il tempo è così fondamentale nella nostra vita quotidiana che comprenderlo può diventare una vera e propria ossessione. Ammesso, e non concesso, di riuscire in questa impresa è comunque interessante analizzarlo e studiarlo, in virtù della sua magica caratteristica di essere “presente” ma – di fatto – fisicamente “assente”.
La “scoperta” dello spazio-tempo, la struttura quadridimensionale emersa con gli studi sulla Relatività ristretta da parte di Albert Einstein, ha sicuramente permesso di fare un piccolissimo passo in avanti nella decifrazione del codice “tempo”. Non a caso, infatti, l’idea e la possibilità di trattare il tempo come un’altra dimensione spaziale ha spalancato tutta una serie di scenari davvero interessanti. Dalla fantascienza alla scienza, lo spazio-tempo ha giocato un ruolo fondamentale, unico appiglio per dimostrare la coerenza di talune ipotesi e fantastico argomento per la costruzione di romanzi e sceneggiature.
In tutta onestà, nonostante pochi lo ammettano, anche le nostre consute tre dimensioni – come siamo abituati ad intenderle – non sono del tutto comprese. Non parlo, ovviamente, di una comprensione matematica, la quale immagina e costruisce modelli matematici da una a enne dimensioni. Parlo di una comprensione pubblica o, se preferite, più profonda e assimilabile dalla maggioranza.
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Numeri magici
19 marzo 2008
142.857 x 2 = 285.714 142.857 x 5 = 714.285
142.857 x 3 = 428.571 142.857 x 6 = 857.142
142.857 x 4 = 571.428 142.857 x 7 = 999.999
È facile osservare che le 6 cifre del numero compaiono, tra l’altro nello stesso ordine, anche nei risultati. Moltiplicando il numero «magico» per 7 si ottiene invece 999.999. Disponendo le cifre in cerchio e iniziando a leggere in un punto qualsiasi procedendo in senso orario si ottiene sempre un numero multiplo di 142.857: ecco perché questo viene chiamato numero ciclico. Forse avete anche osservato che sommando le due cifre opposte nella disposizione circolare si ottiene sempre 9. Queste proprietà appartengono a tutti i numeri ciclici: 142.857 è il più piccolo di questi e si ottiene dividendo 1 per 7 (e, naturalmente, considerando le prime 6 cifre decimali). Un altro numero di questo genere si ottiene dividendo 1 per 17: si tratta esattamente di 588.235.294.117.647. Dividendo 1 per 97, invece, si ottiene un numero ciclico di ben 96 cifre!


























