Siamo nella Spagna bizantina ed Isidoro di Siviglia, nato intorno al 560 e morto nell’aprile del 636, è un famoso teologo, un prolifico scrittore ed un arcivescovo romano. A noi interessa qui perché, tra le tante opere, scrisse un testo intitolato Etymologiae sive Origines, venti libri di Etimologie o Origini, nei quali condensò lo scibile del suo tempo.
In particolare, nel libro terzo, dedicato alla matematica, Isidoro parla diffusamente dell’astronomia e, con riferimento al nostro argomento, dedica il capitolo LXVII alle Stelle chiamate pianeti. E scrive: “ Quaedam stellae ideo planetae dicitur, id est er rantes, quia per totum vario motu discurrunt. “ , e cioè, alcune stelle sono chiamate pianeti, ovvero erranti, per il motivo che si muovono per l’intero universo con vario moto.
E il nostro termine pianeta deriva da questo tardo latino planeta, a sua volta dal greco planetes, con il significato di vagante, errante. Nel latino classico, invece, per indicare i pianeti si usava l’espressione stellae errantes, stelle erranti, vaganti, in contrapposizione alle stellae inerrantes, ovvero le stelle fisse.
Venendo ai nostri giorni, se facciamo riferimento al sistema solare, un pianeta è un corpo celeste, non splendente di luce propria, che orbita intorno al Sole. Se, inve ce, facciamo riferimento all’universo, le cose si complicano, perché la definizione di pianeta come corpo celeste che orbita intorno ad una stella, non è più adegua ta, in quanto sono stati scoperti pianeti che vagano liberamente nel cosmo, per questo chiamati interstellari o erranti, i quali, appunto non orbitano intorno ad una stella.
In italiano il termine pianeta viene usato anche in senso figurato come destino o oroscopo, anche nella forma femminile come la pianeta della fortuna. Sempre in senso figurato indica quanto ruota intorno ad una persona o ad una attività, anche come sinonimo di mondo: il pianeta della moda, il pianeta donna.
Con il termine pianeta, ancora al femminile, si indica la sopravveste liturgica aperta ai fianchi e con un’apertura alla sommità per passarvi la testa: la indossa il sacer dote nella celebrazione della messa. Deriva da un mantello romano del Basso Im pero usato nei viaggi.





